LE RAPPRESENTAZIONI DELL’INFANZIA IN ELSA MORANTE
DOI:
https://doi.org/10.21618/fil2532076sParole chiave:
Morante, infanzia, solitudine, corporeità, linguaggioAbstract
Il saggio verte sullo studio delle rappresentazioni dell’infanzia in alcunedelle più note opere di Morante: Menzogna e sortilegio, L’isola di Arturo, La Storia e Aracoeli. Elsa Morante rende i bambini protagonisti della sua poetica aprendo, attraverso le figure di Elisa, Arturo, Useppe e Manuele, un discorso letterario e antropologico di ampio respiro. La ricerca mette a fuoco la complessità della figura del bambino e (dell’umano) nel percorso letterario dell’autrice che, spaziando dalla psicanalisi alla filosofia orientale, anticipa alcune intuizioni di Erick Erikson circa la malleabilità e lo sviluppo dell’identità dell’individuo. L’infanzia viene da Morante esplorata non solo come fase dell’esistenza, e neppure unicamente come mito, bensì come paradigma di una singolare concezione della conoscenza e di una particolare sensibilità, segnata dalla vulnerabilità e dall’apertura al diverso. La solitudine cui i personaggi morantiani sono spesso confinati diventa così lo spazio a partire dal quale si avvia una riflessione sul concetto di comunicazione e di prossimità, riscoprendo le potenzialità di un linguaggio corporeo spesso lasciato all’ombra del logos. Per Morante l’infanzia diviene uno spazio fertile per ripensare la costruzione identitaria e le dinamiche sociali dell’individuo.
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